Browsing articles from "January, 2010"
Jan
28

Running like a Deejay – third level -

Fino a qui tutto bene (a parte un leggero fastidio ad un tendine nella gamba sinistra).
Da adesso inizia la salita……
Ho finito il dj set per il terzo livello di corsa, i minuti totali sono passati a 42 e direi che la faccenda si fa più seria.

Forza!!!!!

A tutti, buon ascolto:

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

P.S. Diventa sempre più difficile calcolare i tempi esatti degli ‘stop’ e ‘go’ (corrispondenti rispettivamente alla camminata e alla corsa) nel dj set.

Jan
25

Ci sta!

Eh sì! Lasciatemi un po’ pavoneggiare per una cazzata, ogni tanto fa bene allo spirito.

ALTERNITALIA è un programma in onda la domenica (h.17-19) su Radio Città Aperta-Roma (88.9fm) e condotto da Gianluca Polverari. Scopo della trasmissione è il far conoscere e diffondere tutte le realtà underground musicali italiane con l’ascolto di cd, presentazioni di concerti e, importante, ospitando le bands telefonicamente, o in studio, per interviste e live set.

Vi propongo il podcast di ALTERNITALIA del 17 gennaio 2010 in cui compare la mia traccia “quel frastuono di stelle prima del sonno” pensata appositamente per il concorso Romaeuropawebfactory.

La puntata è comunque gradevole e coinvolgente in generale, giudicate voi:

Jan
20

Placebo

Forse è meglio non girarci troppo intorno … non ho passioni viscerali per la musica Main Stream, amo di più il nascosto, l’imprevisto musicale, il talento del sottoscala.

Mi viene più facile emozionarmi per un Signor Nessuno piuttosto che per nomi noti.

Ovviamente,  per questo pensiero ci sono delle eccezioni!

Un’enorme mirabolante fulgida estatica eccezione, per me, sono i Placebo. Non so esattamente  cosa mi leghi a questo gruppo, ma so che è qualcosa di profondo.

Una canzone per tutte, un’esibizione sopra tutte, un regalo enorme …. grazie youtube!

Jan
20

Cover

Una volta pensavo che le cover fossero adulazioni fuoriluogo.

Oggi per fortuna capisco che c’è sempre tempo per imparare quanto sciocco sia stato il pensiero di una volta.

ORIGINAL:

COVER:

Jan
18

Il giorno più depresso secondo le statistiche

Come non essere qualunquista oggi……

Jan
17

Surfing in Como

Non c’è ordine! E’ inutile che ci provi, proprio non c’è una logica, il barlume di un’organizzazione mentale.
Avevo intenzione di far comprendere cos’è la musica minimal per me, magari facendo un breve excursus dell’evoluzione del genere techno ad essa collegata, ma … niente!!!
Niente!!!!
Mi sono imbattuto in questo gruppo per caso pochi minuti fa e come fare a non parlarne.
Quindi dovremo partire dal surf-rock piuttosto che dalla micro-house, e sì … la prospettiva è assai diversa, me ne rendo conto!
L’amabile Wiki dice: “Il surf rock era una delle forme più popolari del rock & roll americano dell’inizio degli anni sessanta. Era una forma di rock strettamente associata alla cultura del surf, la cultura giovanile nata in quel periodo sulle spiagge della California meridionale. Pur essendo un genere suonato da musicisti bianchi e diretto a un pubblico bianco, il surf fu profondamente influenzato dalla musica nera.”
Io, in generale me ne starei di due parole: Beach Boys.
Surfing in U.S.A. credo sia abbastanza rappresentativa del genere. E, a questo punto, ci sta anche una spiegazione sul titolo: il gruppo in cui mi sono imbattuto è di Cantù, in provincia di Como.
Ma a Cantù non ci sta il mare, direte voi, non è neanche vicino il mare, aggiungerete. Ed io vi darò ragione al 100%, che forse possiamo raggiungere abbastanza agevolmente qualche grande lago da Cantù, ma di mare proprio … eppure, il mare … si sente … da Cantù, in provincia di Como.
Giudicate voi, a me la musica dei Wavers mi racconta proprio quel mare di California da cui il surf rock trae le sue origini.

Jan
10

Running like a Deejay – second level -

Finalmente!
Finalmente passo al secondo livello di corsa: sempre fascia gialla, ma 3′ camminando + 2′ di corsa per 6 volte.
Affrontato il livello stamane e terminato, ma con fatica. Devo ripeterlo fino a che non lo farò in scioltezza!
L’altro ieri ho finito il set per questo livello di corsa, come al solito al segnale “stop” si cammina e a quello “go” si corre. E come al solito è possibile ascoltare il set per puro piacere personale.

A tutti, buon ascolto:

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Jan
9

Paradise Circus

Che dire!

Ci sono sonorità ambientali, momenti irripetibili, combinazioni fortuite
e geniali che generano movimenti veri e propri, tendenze.

Credo fu proprio così che accadde a Bristol.

Un genere nasce perché qualcuno gli da un nome, chi è il precursore
di quel genere non sa di esserlo e spesso rifiuta quella nomea, quell’etichetta.

Credo fu proprio così per il Trip Hop.

Ogni città ha un suo suono: Detroit, Chicago, Torino, Genova; ogni cittÃ
ha un sottobosco di artisti che sono ispirati dai grovigli urbani, dallo skyline,
da elementi unici che solo in quelle strade e non in altre possono trovare.

Credo fu proprio così per i Masive Attack.

Quanto li ho amati! I loro suoni oscuri e urbani, in una fusione mistica di
jazz, hip hop, rock ed elementi soul. Le sperimentazioni spinte, le collaborazioni
più svariate e impensabili.

Un amalgama primordiale di sonorità ipnotiche e deliranti.

La loro musica si è evoluta nel tempo spostandosi via via sempre più
all’interno, se all’inizio il rimando era ai segmenti urbani più nascosti
di Bristol, la ricerca sonora si sposta, più avanti, sull’individuo …
all’interno … sempre più in profondità: nelle viscere del subconscio,
negli anfratti dell’intelletto.

E così, da quelle stesse profondità, nasce Paradise Circus!

ATTENZIONE!!

Questo video contiene esplicito materiale di natura sessuale.

Puoi vedere questo video solo se hai almeno 18 anni.

Paradise Circus (Feat. Hope Sandoval)

[flv:http://www.borderlive.dj/flv/paradisecircus.flv 589 330]

Testo

It’s unfortunate that when we feel a storm
we can roll ourselves over ’cause we’re uncomfortable
oh where the devil makes us sin
but we like it when we’re spinning in his grip.

It’s unfortunate that when we feel a storm
we can roll ourselves over when we’re uncomfortable
oh well the devil makes us sin
but we like it when we’re spinning in his grip.

Love is like a sin my love

Jan
7

Sempre in ritardo…

Ecco!
E’ sempre così!
Come se il ritardo cronico lo avessi stampato nei cromosomi, mi scorresse nelle vene assieme alle piastrine …. volevo scrivere un post su capodanno, come da intenzione poco dopo capodanno, ma solo adesso riesco a raccogliere idee e tempo per farlo.
Volevo soffermarmi su quel luogo meraviglioso ed incantato che sei persone (+ una molto speciale, direi il catalizzatore) hanno saputo creare. Quel luogo che non è casa, quel luogo che non si trova in una fissità, ma piuttosto un luogo non luogo che sta esattamente su di un crocevia intermittente, un posto che esiste soltanto quando sei persone speciali vogliono che esista!
Una porta spazio temporale si apre e sei persone entrano in quella stanza di cotone e colori pastello, ognuno di loro ha un arredo da porvi, da regalare a quel luogo, affinché gli altri si sentano ancora di più a loro agio: chi mette sul comodino un’intelligenza frizzante, chi dentro l’armadio vestiti di meraviglia, chi stende un tappeto di simpatica intesa.
Quando guardo nei ricordi, i ricordi di questo capodanno, io vedo ancora quella stanza che non è una stanza, quel mobilio metafisico di valori, intenzioni e sentimenti che riesce a legare sette esistenze in un soave coro di complicità. Ma, soprattutto, io mi ricordo, l’immenso affresco sul soffitto, un dipinto benevolo e sornione: il sorriso di Alice.

Colonna sonora per capodanno:

Gruppo: Hooverphonic
Canzone: Battersea

Tag Clouds

Blogroll