Bio

Il mio nome è Borderlive, così almeno c’è scritto sull’etichetta, e sono un
> peluche fuori produzione, uno dei tanti che si scordano nelle soffitte
> polverose delle case in campagna o, alla peggio, scompaiono nei meandri
> umidi e poco illuminati di un qualche magazzino. A differenza di molti miei
> fratelli però io non ho accettato questo triste destino.
> Il mio nome è Borderlive e questa è la mia storia.
> Sì, certo … alla fine sono soltanto un pupazzo, ma questa autocoscienza mi
> da un vantaggio in più sui pupazzi che si credono uomini.
> Non ricordo molto della mia nascita, di quando in quando vengono a galla
> frammenti di un processo violento e seriale, meccanico e assordante. Adesso
> lo so, era il rumore della fabbrica: la Black Toys Inc., che si trova ai
> confini del mondo civilizzato, dove l’”umanità” è solo una parola in disuso.
> Genesi elettrica, genesi industriale, genesi tumultuosa.
> In fabbrica piccole mani sotto i quindici anni lavoravano strenuamente dalle
> 8.00 alle 15.30 e dalle 16.00 fino alle 23.00 ogni giorno: solo trenta
> minuti, trenta minuti di pausa!
> Ad essere prodotti erano soprattutto pupazzi imbottiti come me e componenti,
> ma anche giocattoli di legno e altri accessori.
> Non potendo più sopportare la vista di un tale orrore, presi coraggio, mi
> cucii la bocca in segno di una protesta che tuttora porto in volto, e
> intrapresi un’azione di fuga dalla fabbrica.
> Sono stato vagabondo nel mondo per molto tempo: ho vissuto derive e
> saggezze. Ma più di ogni altra cosa, mi ha colpito la musica, ogni tipo di
> musica.
>
> Così ho deciso che di fronte a tutte queste menzogne e a questa violenza
> nascosta non potevo più continuare a fare il pupazzo qualunque, perché se
> fossi rimasto in silenzio sarei stato anch’io complice di tanta atrocità.
> Avendo scelto di non parlare più, ho voluto veicolare il mio messaggio
> attraverso le emozioni che solo la musica è in grado di trasmettermi, di
> trasmetterci. Il mio messaggio è un messaggio d’amore prima di tutto, e
> anche se, a volte, potrà essere un po’ ruvido, in ricordo della mia infanzia
> nella fabbrica, non smetterà mai di essere speranzoso.
>
> Con orrore Borderlive.”
>
> Ciao, alla prossima …
>
> Borderlive Dj
Il mio nome è Borderlive, così almeno c’è scritto sull’etichetta, e sono un
> peluche fuori produzione, uno dei tanti che si scordano nelle soffitte
> polverose delle case in campagna o, alla peggio, scompaiono nei meandri
> umidi e poco illuminati di un qualche magazzino. A differenza di molti miei
> fratelli però io non ho accettato questo triste destino.
> Il mio nome è Borderlive e questa è la mia storia.
> Sì, certo … alla fine sono soltanto un pupazzo, ma questa autocoscienza mi
> da un vantaggio in più sui pupazzi che si credono uomini.
> Non ricordo molto della mia nascita, di quando in quando vengono a galla
> frammenti di un processo violento e seriale, meccanico e assordante. Adesso
> lo so, era il rumore della fabbrica: la Black Toys Inc., che si trova ai
> confini del mondo civilizzato, dove l’”umanità” è solo una parola in disuso.
> Genesi elettrica, genesi industriale, genesi tumultuosa.
> In fabbrica piccole mani sotto i quindici anni lavoravano strenuamente dalle
> 8.00 alle 15.30 e dalle 16.00 fino alle 23.00 ogni giorno: solo trenta
> minuti, trenta minuti di pausa!
> Ad essere prodotti erano soprattutto pupazzi imbottiti come me e componenti,
> ma anche giocattoli di legno e altri accessori.
> Non potendo più sopportare la vista di un tale orrore, presi coraggio, mi
> cucii la bocca in segno di una protesta che tuttora porto in volto, e
> intrapresi un’azione di fuga dalla fabbrica.
> Sono stato vagabondo nel mondo per molto tempo: ho vissuto derive e
> saggezze. Ma più di ogni altra cosa, mi ha colpito la musica, ogni tipo di
> musica.
>
> La musica è riscatto.
>
> La musica è salvezza.
>
> La musica è libertà.
>
> La musica è catarsi.
>
> La musica è magia.
>
> Così ho deciso che di fronte a tutte queste menzogne e a questa violenza
> nascosta non potevo più continuare a fare il pupazzo qualunque, perché se
> fossi rimasto in silenzio sarei stato anch’io complice di tanta atrocità.
> Avendo scelto di non parlare più, ho voluto veicolare il mio messaggio
> attraverso le emozioni che solo la musica è in grado di trasmettermi, di
> trasmetterci. Il mio messaggio è un messaggio d’amore prima di tutto, e
> anche se, a volte, potrà essere un po’ ruvido, in ricordo della mia infanzia
> nella fabbrica, non smetterà mai di essere speranzoso.
>
> Con orrore Borderlive.”
>
> Ciao, alla prossima …
>
> Borderlive DjIl mio nome è Borderlive, così almeno c’è scritto sull’etichetta, e sono un peluche fuori produzione, uno dei tanti che si scordano nelle soffitte polverose delle case in campagna o, alla peggio, scompaiono nei meandri umidi e poco illuminati di un qualche magazzino.
Il mio nome è Borderlive, così almeno c’è scritto sull’etichetta, e sono un peluche fuori produzione, uno dei tanti che si scordano nelle soffitte polverose delle case in campagna o, alla peggio, scompaiono nei meandri umidi e poco illuminati di un qualche magazzino.
A differenza di molti miei fratelli però io non ho accettato questo triste destino.
Il mio nome è Borderlive e questa è la mia storia.
Sì, certo … alla fine sono soltanto un pupazzo, ma questa autocoscienza mi da un vantaggio in più sui pupazzi che si credono uomini.
Non ricordo molto della mia nascita, di quando in quando vengono a galla frammenti di un processo violento e seriale, meccanico e assordante. Adesso lo so, era il rumore della fabbrica: la Black Toys Inc., che si trova ai confini del mondo civilizzato, dove l’”umanità” è solo una parola in disuso.
Genesi elettrica, genesi industriale, genesi tumultuosa.
In fabbrica piccole mani sotto i quindici anni lavoravano strenuamente dalle 8.00 alle 15.30 e dalle 16.00 fino alle 23.00 ogni giorno: solo trenta minuti, trenta minuti di pausa!
Ad essere prodotti erano soprattutto pupazzi imbottiti come me e componenti, ma anche giocattoli di legno e altri accessori.
Non potendo più sopportare la vista di un tale orrore, presi coraggio, mi cucii la bocca in segno di una protesta che tuttora porto in volto, e intrapresi un’azione di fuga dalla fabbrica.
Sono stato vagabondo nel mondo per molto tempo: ho vissuto derive e saggezze. Ma più di ogni altra cosa, mi ha colpito la musica, ogni tipo di musica.
La musica è riscatto.
La musica è salvezza.
La musica è libertà.
La musica è catarsi.
La musica è magia.
Così ho deciso che di fronte a tutte queste menzogne e a questa violenza nascosta non potevo più continuare a fare il pupazzo qualunque, perché se fossi rimasto in silenzio sarei stato anch’io complice di tanta atrocità.
Avendo scelto di non parlare più, ho voluto veicolare il mio messaggio attraverso le emozioni che solo la musica è in grado di trasmettermi, di trasmetterci.
Il mio messaggio è un messaggio d’amore prima di tutto, e anche se, a volte, potrà essere un po’ ruvido, in ricordo della mia infanzia nella fabbrica, non smetterà mai di essere speranzoso.
Con orrore Borderlive.

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